« Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali! »

(George Smith Patton)

martedì 14 febbraio 2017

8 SETTEMBRE 1943: LA RIVINCITA DEI GIUDA!
Aeroporto militare tra Manduria (TA) e Oria (BR), il piccolo re ossequia gli invasori!

"Non solo spareremo ai bastardi, ma taglieremo loro gli intestini 
ancora vivi, e li useremo per oleare i cingoli dei nostri carrarmati."


Con massacro di Biscari si intendono in particolare due episodi accaduti durante la seconda guerra mondiale, configurabili come crimine di guerra, nel quale truppe dell'esercito degli Stati Uniti uccisero senza giustificazione giuridica 76 prigionieri di guerra tedeschi ed italiani.
Entrambi gli episodi avvennero il 14 luglio 1943 nelle campagne di Piano Stella, vicino a Biscari, oggi Acate, località siciliana a sud di Caltagirone ed in provincia di Ragusa.

In Sicilia durante la campagna d'Italia
Il 27 giugno 1943, durante la preparazione delle truppe statunitensi in vista dell'Operazione Husky, lo Sbarco in Sicilia, il comandante della 7ª Armata USA, generale G.S.Patton tenne un rapporto agli ufficiali della 45ª Divisione di fanteria nel corso del quale diede disposizione di uccidere - senza accettare le loro eventuali offerte di resa - i militari nemici che resistessero ancora quando le fanterie statunitensi fossero giunte a 200 iarde, circa 180 metri, di distanza da essi.

« Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali! »
(George Smith Patton)


Lo sbarco in Sicilia

Subito dopo lo sbarco le unità statunitensi si diressero verso gli aeroporti siti nella parte meridionale dell'isola. Si segnalarono già alcune stragi di civili come quella che avvenne il 10 luglio 1943 in cui trovarono la morte dodici italiani tra cui il podestà fascista di Acate Giuseppe Mangano e il figlio diciassettenne Valerio. Quest'ultimo riuscito a divincolarsi cercò di soccorrere il padre, ma fu ucciso da un colpo di baionetta al volto.
In particolare il 180º Reggimento della 45ª Divisione di fanteria si diresse su quello di S.Pietro, identificato sulle carte statunitensi come aeroporto di Biscari-Santo Pietro. L'attacco iniziò nel corso della notte fra il 13 ed il 14 luglio 1943, ed i reparti dei difensori, in massima parte italiani, con nuclei tedeschi, dopo un'accanita resistenza, si arresero alle forze statunitensi nel pomeriggio.


La prima strage ad opera del Capitano Compton
L’aeroporto di Santo Pietro era presidiato da una guarnigione di avieri comandati dal Capitano Mario Talante, un battaglione di artiglieri al comando del Maggiore Quinti ed un reparto di truppe tedesche. Dopo intensi bombardamenti l’aeroporto fu accerchiato all’alba del 14 luglio 1943. Gli avieri, la sera prima, furono divisi in due gruppi. Con certezza un gruppo, armato con i moschetti 91, fu lasciato in una casamatta nel tentativo di contenere l’avanzata degli americani. Furono presto presi prigionieri ed uscirono dal rifugio con le mani alzate, mentre qualcuno sventolava un fazzoletto bianco in segno di resa. Ai prigionieri furono tolti vestiti, scarpe, oggetti di valore e subito messi in fila per essere fucilati per ordine del capitano John Compton. Di questo gruppo si salvarono solo due militari italiani (il caporale Virginio De Roit e il soldato Quaiotto) che ai primi colpi riuscirono a darsi alla fuga e a nascondersi presso il torrente Ficuzza.
Il mattino del 15 luglio il tenente colonnello W.E. King, un cappellano della 45ª Divisione, trovò una fila di cadaveri sulla strada che dall'aeroporto portava al paese di Biscari, a pochi metri da una grande quantità di bossoli americani, per un totale di 34 italiani e 2 tedeschi. Il tenente colonnello King trovò altri cadaveri allineati, quindi, presumibilmente, fucilati, prima di giungere all'aeroporto, dove venne a conoscenza di un ulteriore gruppo di militari italiani fucilati.
La seconda strage ad opera del Sergente West
Un altro gruppo di prigionieri incolonnato per essere condotto nelle retrovie ed interrogato dagli uomini dell’intelligence fu affidato al Sergente Horace West con 7 militari. Durante il tragitto si aggiunsero altri 37 prigionieri di cui 2 tedeschi. Dopo circa un chilometro di marcia furono obbligati a fermarsi e disporsi su due file parallele mentre West, imbracciato un fucile mitragliatore, aprì il fuoco compiendo il massacro. Al centro della prima fila c’era l’Aviere Giuseppe Giannola che fu l'unico superstite, che in una relazione inviata al Comando Aeronautica della Sicilia ricordò:
« Fummo avviati nelle vicinanze di Piano Stella ove fummo poi 
raggiunti da un altro contingente di prigionieri italiani del R° esercito, e questi ultimi in numero circa di 34. Tutti fummo schierati per due di fronte - un Sottufficiale americano, mentre altri 7 ci puntavano con il fucile per non farci muovere, col fucile mitragliatore sparò a falciare i circa 50 militari che si trovavano schierati. Il dichiarante rimasto ferito al braccio destro (rimase) per circa due ore e mezzo sotto i cadaveri, per sfuggire ad altra scarica di fucileria, dato che i militari anglo americani rimasero sul posto molto tempo per finire di colpire quelli rimasti feriti e agonizzanti. »
(Dalla relazione dell'aviere Giuseppe Giannola del 4 marzo 1947 al Comando Aeronautica della Sicilia.)
Giannola, quando pensò che gli americani se ne fossero andati via, alzò la testa nel tentativo di allontanarsi, ma da lontano qualcuno gli sparò con un fucile colpendolo di striscio alla testa. Cadde e si finse di nuovo morto. Restò immobile per circa mezz’ora fin quando, strisciando carponi, raggiunse un grosso albero. Vide degli americani con la croce rossa al braccio e si avvicinò. Gli fu tamponata la ferita al polso e alla testa e gli fu fatto capire che da lì a poco sarebbe sopraggiunta un’autoambulanza che l’avrebbe trasportato al vicino ospedale da campo. Poco dopo vide avvicinarsi una jeep e fece segno di fermarsi. Scesero due soldati, uno con un fucile che gli domandò se fosse italiano. Alla risposta gli sparò colpendolo al collo con foro d’uscita alla regione cervicale destra, risalì in macchina e si allontanò.
Poco dopo sopraggiunse l’autoambulanza che lo raccolse trasportandolo all’ospedale da campo di Scoglitti. Due giorni dopo fu imbarcato su una nave e portato all’ospedale inglese di Biserta ed altri del Nord Africa. Rientrò in Italia il 18 marzo 1944 e ricoverato all’ospedale militare di Giovinazzo. Al termine del conflitto, in data 4 marzo 1947, presentò al Comando Aeronautica della Sicilia un resoconto di quanto accaduto, ma rimase inascoltato. Negli anni che seguirono continuò inutilmente a far sentire la sua voce, fino a quando, assistito dal figlio Riccardo, raccontò tutto al procuratore militare di Padova il quale aveva aperto un fascicolo per la storia di un altro sopravvissuto al crimine di guerra consumato negli stessi luoghi per mano del Capitano Compton.



Le conseguenze giuridiche della strage
La procura militare statunitense iniziò gli accertamenti sull'episodio e rinviò a giudizio due graduati del 180º Reggimento, il sergente Horace West (Compagnia A) ed il capitano John Compton (Compagnia C).
Fu accertato che il sergente Horace West aveva ricevuto l'ordine di trasferire al comando di battaglione 37 prigionieri nemici (uno era sfuggito ai controlli del tenente colonnello King) ma, giunti in un uliveto, li aveva personalmente fucilati con la sua arma di ordinanza. Il sergente West si difese sostenendo che gli ordini dal Comando d'Armata erano di uccidere i militari nemici che non si fossero arresi immediatamente, sulla base del discorso già citato del Generale G.S.Patton, riportato ai gradi inferiori dal comandante del 180º reggimento con le stesse parole. La Corte Marziale, comunque, giudicò West colpevole, se non altro per aver ucciso militari che ormai avevano già ottenuto lo status di prigionieri e lo condannò all'ergastolo. Ciononostante non fu incarcerato ma continuò a prestare servizio nell'esercito americano.
Anche il capitano Compton si riferì al discorso del gen. Patton per giustificare le sue azioni, dato che aveva fucilato i militari italiani, circa quaranta, subito dopo la loro resa. Compton concluse la propria difesa sostenendo di aver agito sulla base di istruzioni del Comandante di Armata, generale con tre stelle ed una grande esperienza di combattimento. Compton fu assolto, ma cadde in combattimento l'8 novembre 1943 presso Montecassino.
Il generale G.S.Patton, in un colloquio successivo, 5 aprile 1944, col tenente colonnello C.E. Williams, ispettore del Ministero della Guerra sui fatti di Biscari, ammise di aver tenuto un discorso abbastanza sanguinario, pretty bloody, ma di averlo fatto per stimolare lo spirito combattivo della 45ª Divisione di fanteria, che si trovava per la prima volta sotto il fuoco nemico, negando comunque di aver incitato all'uccisione di prigionieri.



Nel settembre 2009 Giuseppe Giannola fu ricevuto al Quirinale dal Generale Mosca Moschini, Consigliere Militare del Presidente Giorgio Napolitano, al quale consegnò una lettera appello, rivolta al Presidente della Repubblica, in cui chiedeva che si facesse di tutto per individuare il luogo ove furono seppelliti i suoi commilitoni, per restituire l’onore a chi fu spenta la vita quella mattina del 14 luglio 1943, cancellando quei nomi dall’elenco dei dispersi e/o dei disertori. Il 14 luglio 2012 è stata finalmente apposta a Santo Pietro una targa di marmo che ricorda i nomi di tutti i soldati italiani uccisi nella strage (e 4 tedeschi). La manifestazione è stata organizzata dai comuni di Acate, Caltagirone, Vittoria e Santa Croce Camerina, in collaborazione con l'Associazione Culturale Storica Lamba Doria









MAROCCHINATE
Marocchinate è il termine usato per indicare lo stupro di massa attuato dai goumier francesi ai danni di molte persone di ambo i sessi e di tutte le età dopo la battaglia di Montecassino.Il corpo di spedizione francese sul fronte italiano era composto da circa 130 mila unità, per lo più marocchini, algerini, tunisini e senegalesi; i goumier erano marocchini di etnia berbera, nativi delle montagne dell'Atlante, che costituivano le truppe coloniali irregolari francesi appartenenti ai Goums Marocains, un reparto delle dimensioni approssimative di una divisione ma meno rigidamente organizzato, ed erano parte del C.E.F. (Corps Expeditionnaire Français) insieme ad altre quattro divisioni:
La Prima Divisione della Francia Libera (1re division française libre)
La Seconda Divisione marocchina di Fanteria (DIM - 2e division d'infanterie marocaine, 13.895 uomini, di cui 6.578 europei e 7.317 indigeni);
La Terza Divisione algerina di Fanteria (DIA - 3e division d'infanterie algerienne, con i suoi 16.840 uomini, tra i quali 6.354 bianchi e 6.835 indigeni);
La Quarta Divisione di montagna Marocchina (DMM - 4e division d'infanterie marocaine de montagne, 19.252 uomini, di cui 6545 europei e 12.707 indigeni);
Questi uomini, avvolti in barracani e vestiti in "bourms" (mantello di lana con cappuccio) e turbante, erano denominati goumier perché non erano organizzati in divisioni regolari, bensì in 
goums, ossia gruppi composti da una settantina di uomini, molto spesso legati tra loro da vincoli di parentela. Infatti il termine goum, deriva dalla traslitterazione fonetica francese del termine arabo "qum", che indica una banda o uno squadrone. La caratteristica di queste truppe coloniali era l'eccellente addestramento nei combattimenti montani, dove riuscivano a muoversi in silenzio e con agilità. I goums erano al comando del generale francese Augustin Guillaume.
 Il 14 maggio 1944 i goumier, attraversando un terreno apparentemente insuperabile nei monti Aurunci, aggirarono le linee difensive tedesche nell'adiacente Valle del Liri, consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe germaniche, la linea Adolf Hitler. In seguito a questa battaglia si ritiene che il generale Alphonse Juin abbia dato ai suoi soldati cinquanta ore di "libertà"durante le quali si verificarono i saccheggi dei paesi e le violenze sulla popolazione denominate appunto marocchinate. A seguito delle violenze sessuali molte persone furono contagiate da sifilide, gonorrea ed altre malattie veneree, e solo l'uso della penicillina americana salvaguardò quelle zone da una vasta epidemia.
Il sindaco di Esperia (comune in provincia di Frosinone) affermò che nella sua città 700 donne su un totale di 2.500 abitanti furono stuprate, e alcune di esse, in seguito a ciò, morirono. Con l'avanzare degli Alleati lungo la penisola, eventi di questo tipo si verificarono altrove: nel Lazio settentrionale e nella Toscana meridionale.
Lo scrittore Norman Lewis, all'epoca ufficiale britannico sul fronte di Montecassino, narrò gli eventi:
« Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate... A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n'erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I Marocchini di solito aggrediscono le donne in due - uno ha un rapporto normale, mentre l'altro la sodomizza. »
(Norman Lewis nel libro Napoli '44
Diverse città laziali furono investite dalla foga dei goumier (truppe marocchine): si segnalano nella Provincia di Frosinone le cittadine di Esperia, Castro dei Volsci, Vallemaio, Sant'Apollinare, Ausonia, Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, San Giorgio a Liri, Morolo e Sgurgola, mentre nella Provincia di Latina si segnalano le cittadine di Lenola, Campodimele, Sabaudia, Spigno Saturnia, Formia, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia, Roccagorga, Priverno, Maenza e Sezze, in cui numerose ragazze e bambine furono ripetutamente violentate, talvolta anche alla presenza dei genitori.
In una testimonianza raccolta dal professor Bruno D'Epiro si racconta che il parroco di Esperia cercò invano di salvare tre donne dalle violenze dei soldati: fu legato e sodomizzato tutta la notte.
Secondo alcune testimonianze a Pico i soldati americani sarebbero giunti mentre i goumier stavano compiendo le violenze, ma furono bloccati dai loro ufficiali francesi.
Queste violenze non vennero compiute solo in questa zona dell'Italia: il fenomeno sarebbe iniziato già dal luglio 1943 in Sicilia, propagandosi poi in tutta la penisola e si sarebbe arrestato solo nell'ottobre 1944 alle porte di Firenze, quando i CEF furono trasferiti in Provenza. In Sicilia, i goumier avrebbero avuto scontri molto accesi con la popolazione per questo motivo: si parla del ritrovamento di alcuni goumier uccisi con i genitali tagliati (secondo alcuni un chiaro segnale).
Le autorità francesi, tuttavia, hanno sempre negato che queste affermazioni corrispondessero a verità.
Il 18 giugno del 1944 papa Pio XII sollecitò Charles de Gaulle a prendere provvedimenti per questa situazione. Ne ricevette una risposta accorata e al tempo stesso irata nei confronti del generale Guillaume. Entrò quindi in scena la magistratura francese, che fino al 1945 avviò 160 procedimenti giudiziari nei confronti di 360 individui.
Per quanto l'originale sia introvabile, si conosce la traduzione di un volantino in francese e arabo che sarebbe circolato tra i goumier:
« Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete »
(Traduzione dell'associazione nazionale vittime civili)
La storia del volantino, tuttavia, potrebbe essere stata solo una storia messa in giro per far ricadere la colpa dell'intera vicenda sul generale Juin. Con l'accettazione dell'esistenza di questo volantino (della cui reale esistenza non esistono prove), infatti, si nega la possibilità che questo fenomeno abbia interessato mezza Italia.
Un'ulteriore prova che questo fenomeno non fosse circoscritto alle 50 ore di cui parlerebbe il volantino sarebbe la presenza di moduli prestampati per denunciare le violenze effettuate dai marocchini.
Anche se si nega l'esistenza del volantino, tuttavia, l'acquiescenza di comandanti ed ufficiali ed il carattere sistematico delle violenze hanno portato a definire l'idea di una libertà di azione concessa ai soldati nei confronti dei civili. Ai soldati marocchini, cioè, sarebbe stato concesso il diritto di preda.


LE VITTIME
Nella seduta notturna della Camera del 7 aprile 1952 la deputata del PCI Maria Maddalena Rossi (presidente dell'UDI) denunció che solo nella Provincia di Frosinone vi erano state 6.000 violenze da parte delle truppe "Magrebine" del generale Alphons Juin. Al convegno "Eroi e vittime del '44: una memoria rimossa" tenutasi a Castro dei Volsci il 15 ottobre 2011, il Presidente dell'Associazione Nazionale Vittime delle "Marocchinate" Emiliano Ciotti fa una stima dello stupro di massa. «Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono un minimo di 20.000 casi accertati di violenze, numero che comunque non rispecchia la verità; diversi referti medici dell'epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, sia per vergogna o pudore, preferì non denunciare. Facendo una valutazione complessiva delle violenze commesse dal "Corpo di Spedizione Francese", che iniziò la proprie attività in Sicilia e le terminò alle porte di Firenze, possiamo affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate, e ben 18.000 violenze carnali. I soldati magrebini mediamente stupravano in gruppi da 2 (due) o 3 (tre), ma abbiamo raccolto testimonianze di donne violentate anche da 100,200 e 300 magrebini».


In un rapporto del Ministero della Difesa del 18 ottobre 1947 sul Comportamento delle truppe alleate in Italia, si vede come l’occupazione fu critica per molte regioni della Penisola. I dati – sottorappresentati se confrontati con i minuziosi e rapporti mensili che le autorità periferiche inviavano ai superiori comandi – testimoniano che nel periodo compreso tra l’Armistizio e il 30 giugno del 1947 i reati commessi dai militari alleati in Italia furono 23.265. Erano così suddivisi:
Omicidi 589
Ferimenti 1956
Aggressioni, risse, violenze 2390
Furti e rapine 7699
Morti in incidenti automobilistici 1159
Feriti  in incidenti automobilistici 6138
Violenze carnali consumate 1159
Violenze carnali tentate 291
Le regioni più colpite furono: Campania, Toscana e Lazio.

I francesi di colore si resero responsabili del 21,22 % degli omicidi, del 51,07 % dei furti e delle rapine, dell’89,45 % delle violenze carnali consumate e del 28,28 % di quelle tentate. Gli americani conquistarono il primo posto col 21.46 % dei casi in aggressioni, risse e violenze.


ANASTASIO GIGLI
Il 10 giugno 1944 i gourmiers entrano in un piccolo paese dei monti lepini Roccagorga (Latina)
incontrarono per strada un ragazzino di 14 anni Anastasio Gigli.
(Anastasio Gigli aveva passato dei momenti terribili, la perdita del papà e della mamma, la fame e i bombardamenti)
I  gourmiers chiesero con gesti e un francese "Italianizzato" ad Anastasio dove potevano trovare una fontana d'acqua;
appena Anastasio si voltò per indicare la strada,  i "Marocchini" lo immobilizzarono velocemente.
( impauriti i testimoni presenti fuggirono.)
Non sappiamo se Anastasio e' stato violentato, non abbiamo nessuna prova o testimonianza, ma senza dubbio i momenti successivi alla "cattura" devono essere stati terribili. 
La sorella di Anastasio non vedendolo rientrare  iniziò subito le ricerche, alcuni testimoni riferirono di aver visto dei "marocchini" dirigersi verso all'ospedale di Priverno (7 km  da Roccagorga) con una persona avvolta in un  lenzuolo bianco inzuppato di sangue e trascinato come un sacco di patate.
In quel lenzuolo bianco era avvolto Anastasio, oramai senza più vita...i medici riferirono di una ferita mortale da arma da taglio (baionetta) all'addome.



" gli Alleati in Italia: bombe inutili e crudeli "

I  BOMBARDAMENTI  DEI  LIBERATORI   a cura di Mauro Franciolini

 1942
Le incursioni sulle nostre città furono compiute prevalentemente dopo l'8 settembre 1943 e cioè quando l'Italia era virtualmente "alleata" con gli anglo-americani.
I primi attacchi leggeri si ebbero sul meridione d'Italia per opera della R.A.F. con base sull'isola di Malta.
Le prime dure incursioni su Napoli furono effettuate dall'U.S.A.A. F. il 4 e l'11 dicembre: si trattò anche delle prime incursioni dei bombardieri americani sull'Italia. Le città maggiormente colpite furono Torino, Milano e Genova: attacchi pesanti, ma non come quelli dell'agosto dell'anno dopo. I bombardamenti sul "triangolo industriale" furono organizzati dal "Bomber Command" della R.A. F. durante la cosiddetta "offensiva di autunno". Milano subì un solo bombardamento fra il 24 ed il 25 ottobre: 470 furono gli edifici distrutti.
Fra l'ottobre/novembre Genova fu colpita 6 volte: 1.250 edifici di vario genere furono distrutti. Fra il novembre/dicembre Torino subì 7 bombardamenti: 142 ettari distrutti di superficie edificate (70 fabbriche, 24 edifici pubblici, e circa 1.950 abitazioni). L'incursione più violenta fu quella della sera del 9 dicembre su Torino: 196 apparecchi scaricarono sulla città 147 tonnellate di bombe e 256 tonnellate di spezzoni incendiari.
Gli inglesi impiegarono complessivamente 1.811 aerei di cui 1.477 attaccarono le città italiane scaricandovi circa 2.740 tonnellate di bombe e perdendo 31 aerei. Le vittime furono circa 1.300

1943
La caduta di Mussolini in seguito agli avvenimenti del 25 luglio aveva generato in molti italiani l'illusione che anche la guerra dovesse cessare, risparmiando ulteriori lutti e distruzioni. Illusione svanita subito nella notte fra il 7 e l'8 agosto 1943 quando, Milano, Torino e Genova, subirono il contemporaneo e duro attacco della R.A. F. In quella notte, 201 tonnellate di bombe esplosive e spezzoni incendiari si riversarono su Milano, 195 tonnellate su Torino e 169 su Genova.Queste incursioni non dovevano rappresentare che un "assaggio" di quanto sarebbe successo nei mesi successivi.
L'11 agosto un massiccio bombardamento devastò la città di Terni seppellendo sotto le macerie centinaia di vittime. Il 13 agosto anche Roma, appena dichiarata "città aperta", fu violata da circa 500 tonnellate di bombe americane che provocarono circa 2.000 morti e notevoli danni. La notte del 13 agosto su Torino caddero 244 tonnellate di bombe e, la notte del 17 agosto, altre 248 tonnellate. Milano, 12 / 16 agosto 1943: Il più feroce attacco che mai avesse subito, sino a quel momento, una città italiana fu quello su Milano nella notte fra il 12 e il 13 agosto: 504 bombardieri inglesi rovesciarono sulla città 1.252 tonnellate di bombe e spezzoni incendiari. Due giorni dopo, nella notte del 15 agosto, 140 bombardieri inglesi scaricarono altre 415 tonnellate di esplosivi. Non era ancora finita: nella notte del 16 agosto si presentarono nel cielo della città 199 bombardieri che scaricarono altre 601 tonnellate di ordigni mortali. In quattro giorni Milano fu martirizzata da 2.268 tonnellate di bombe sganciate da 843 aerei della R.A.F. inglese. Il bilancio finale fu drammatico: 239 industrie colpite, distrutte o gravemente danneggiate, 11.700 edifici abbattuti, più di 15.000 quelli danneggiati, le centrali elettriche irreparabilmente bloccate, la rete di trasporti e di comunicazioni quasi totalmente inservibili, centinaia i morti.
In quella prima metà di agosto 1943 caddero dunque sui centri principali dell'Italia settentrionale 3.325 tonnellate di esplosivo.Il 28 agosto furono poi bombardate Taranto, Cosenza e, a seguire, Novara, Foggia, Salerno, Crotone, Viterbo, Avellino, Lecce, Bari, Orte, Cagliari, Carbonia, Civitavecchia, Benevento.Frascati fu rasa al suolo e migliaia furono i morti. Il 1 settembre 1943 fu distrutta Pescara, città completamente priva di difesa antiaerea.
    Il "Bomber Command" della R.A.F. ed i bombardamenti sull'Italia
Nel 1973 il "Public Record Office" di Londra rese pubblici i documenti relativi ai bombardamenti inglesi sull'Italia. Queste notizie, attestate in modo incontestabile dalle autorità inglesi, portarono a conoscenza di un piano a lunga scadenza, elaborato nei minimi particolari, che avrebbe previsto un diluvio di fuoco sull'Italia. Secondo tale progetto, gli anglo-americani avrebbero dovuto scaricare sull'Italia del nord, in un periodo compreso fra il settembre 1943 e il febbraio 1944 qualcosa come 45.000 tonnellate di esplosivo! Nella serie di tali documenti, corredati da numerose mappe raffiguranti gli obiettivi principali, fa spicco un eloquente messaggio inviato dal direttore delle "Operazioni di bombardamento", Commodoro Bufton, al direttore dei "Piani di bombardamento", Commodoro Elliot. Nello scritto, che reca la data del 29 luglio 1943, si legge anche: "Stabilita l'opportunità di attaccare l'Italia, ci proponiamo di trasportare sugli obiettivi del Nord circa 3.000 tonnellate di bombe nel mese di agosto, 8.000 tonnellate nei mesi di settembre e di ottobre e 6.500 tonnellate in ciascuno dei mesi invernali, se le condizioni atmosferiche saranno favorevoli...". I bombardamenti dell'agosto 1943 non furono quindi solo "avvertimenti" o "pungoli" per accelerare la firma di una resa, ma rientravano in un piano programmato che, come per numerose città tedesche, prevedeva la totale distruzione dei centri vitali della nazione mediante il sistema dei cosiddetti bombardamenti "a tappeto".
Negli ultimi tre mesi del 1943 i bombardamenti terroristici anglo-americani provocarono 6.500 morti e circa 11.000 feriti, distruggendo e danneggiando migliaia di edifici.

 1944
Furono migliaia e non risparmiarono nessuna città. Solo nel 1944, gli anglo-americani effettuarono sull'Italia centro-settentrionale, territorio della RSI, 4.541 incursioni, uccidendo 22.000 civili e ferendone oltre 36.000. Ci fu una vera e propria "escalation" di terrificanti incursioni che non risparmiarono nessuna città e che raggiunsero una frequenza quasi quotidiana. Firenze, per esempio, subì 7 bombardamenti (di cui 5 massicci) che causarono oltre 700 morti, migliaia di feriti e la distruzione di migliaia di case, oltre che danni gravissimi al patrimonio artistico della città. Molte furono le incursioni anglo-americane particolarmente odiose e criminali. Bisognerebbe ricordarle tutte ma, a titolo di esempio, valgano queste:
Il martirio di Treviso: La città fu selvaggiamente aggredita il giorno di Venerdì Santo e fu distrutta da un violento bombardamento che costò la vita a 4.000 abitanti.
 I "liberatori" sul Lago Maggiore: Il 25 settembre, due aerei inglesi sganciarono un grappolo di bombe su un gruppo di case di Intra provocando 11 morti e numerosi feriti. Poco dopo, gli stessi aerei mitragliarono il battello "Genova" di fronte a Baveno sul Lago Maggiore. Il battello colpito, che aveva a bordo solo civili (in prevalenza donne e bambini), prese fuoco: molti furono i morti ed i feriti.
Il 26 settembre, aerei inglesi (probabilmente gli stessi del giorno prima) attaccarono il battello "Milano" carico di sfollati che si erano imbarcati a Laveno per raggiungere la sponda piemontese del lago. A bordo c'era anche un reparto del battaglione "M" Venezia Giulia che stava tornando alla scuola di Varese della G.n.r.: dieci di loro perirono nell'attacco.
 L'ecatombe dell'Impruneta Il 27 luglio, aerei della Quinta squadriglia del 239° stormo, appartenenti alla "Desert Air Force" (Daf), bombardarono "a tappeto" l'Impruneta. Il paese era affollato soltanto da civili inermi che speravano di aver trovato un rifugio sicuro dalle incursioni alleate. La maggior parte dei rifugiati morì sotto le bombe dei "liberatori", mentre i superstiti furono falciati dalle mitragliatrici dei "Kittyhawks" sudafricani. Il 28 luglio, un'altra incursione si scatenò contro la basilica del paese: si salvò solo il ritratto della Madonna.

    LA STRAGE DEGLI INNOCENTI


Il 10 ottobre sul rione popolare di Gorla (Milano) una bomba americana centrò in pieno una scuola: i bambini uccisi furono oltre 200. Accurati studi di storici militari hanno dimostrato con certezza che non si trattò di un errore. Per questo crimine immondo il governo americano non ha neppure chiesto scusa


CANICATTI

Tra l'Aprile e il Maggio 1943 i nostri LIBERATORI bombardano ripetutamente 
Palermo i civili morti trovati furono 373 ma moltissimi altri sono stati dichiarati

A Vicenza, le vittime civili furono più 300,
 senza contare quelle militari...

TRIESTE 10 giugno 1944

Primo bombardamento alleato su Trieste, colpiti i rioni più popolari 
463 morti tra i civili 

Uno dei più grandi bombardamenti degli alleati 
avvenne il 7 Aprile del 1944 a Treviso. 
Vennero uccisi più di 1.000 civili e venne distrutto
 l'80% del patrimonio edilizio e culturale.


31 agosto 1943, la strage di Pisa, duemila morti nei bombardamenti Usa 


6 luglio 1944- bombardamento di Dalmine, l’ azione aerea più grave della bergamasca, 278 sono i morti e 800 i feriti, il numero dei morti è così elevato perché le sirene non danno l’allarme e i lavoratori non fanno in tempo a scendere nei rifugi. I fascisti accusano i la resistenza di aver sabotato i congegni di allarme


ROMA 19 LUGLIO 1943
Il 19 Luglio 1943 i cosiddetti "liberatori" sganciarono su Roma 4000 bombe pari a 1600 tonnellate, causando la morte di oltre 3000 civili e ferendone 11.000...





15 Febbraio 1944
239 bombardieri B-17 statunitensi colpiscono e distruggono la millenaria Abbazia di Montecassino, famosa in tutto il mondo per la sua storia e i suoi tesori d'arte di inestimabile valore, e simbolo universale della cristianità.  453 tonnellate di bombe sganciate dall'air force su un monumento, peraltro, di proprietà della Santa Sede. La prima delle quattro formazioni di bombardieri è guidata da un tale di nome Evans, un maggiore, ai comandi del suo B-17-666, dal numero di codice così inquietante.  Le bombe da 250 chili piovono sulle teste di diverse centinaia di sfollati presenti nel monastero e molti di loro (forse centinaia), sono morti sotto le bombe, e sarà difficile, anche a guerra finita, riesumare quei poveri corpi e dare un nome alle lapidi. Nonostante l'assicurazione dei monaci sull'assoluta assenza di soldati dell'Asse, gli alleati rasero al suolo l'Abbazia. Un bombardamento inutile che ha solo causato lutti tra la popolazione civile italiana, e controproducente per gli stessi alleati in quanto gli italo-tedeschi sfruttarono a loro vantaggio le macerie e i crateri delle bombe come postazioni di difesa, causando agli invasori enormi perdite e rallentando considerevolmente "l'avanzata degli angloamericani" Gli stessi "arnesi", un anno dopo, distruggeranno la città tedesca di Dresda, la Firenze del Nord, con bombe al fosforo causando 250/300.000 morti tra i civili tedeschi. Non contenti questi "gentleman", nell'agosto 1945, sganciarono due micidiali ordigni nucleari su Hiroshima e Nagasaki, polverizzando all'istante centinaia di migliaia di civili giapponesi. Gli effetti devastanti delle radiazioni nucleari, ancora oggi, sono causa di malattie genetiche e lutti in Giappone.
ROMA 14 LUGLIO 1943 
 il bombardamento del Verano

1944
Torino - Via Villafranca 







"ANNATEVENE VIA TUTTI, LASSATECE PIAGNE DA SOLI"
scritta apparsa a Trastevere, nella Roma del 1945,
 popolata da "signorine" e "liberatori"